Sono giovani studenti, appassionati del Torgiano, attaccati ai colori del loro paese e vivono con entusiasmo questa passione giovanile.
Il loro capo è Marco Lucarelli, innamorato della propria squadra; squadra che contribuisce a rendere vivo questo paese.
Questi giovani trovano la loro identità nei colori gialloblu ed in questi colori vedono la loro comunità. Una forma di aggregazione giovanile che ha un significato sociale, un’aggregazione che nel mondo di oggi, ma anche in quello di ieri, è difficile trovare. Questo mondo trova sponda nell’unità del gruppo dirigente, ben rappresentato dal presidente Mario Mincigrucci, coadiuvato dai vice presidenti Maurizio Lettieri ed Enzo Rossi, dal direttore sportivo Cristian Prelati, dal Mister Simone Rubeca, dalla professionalità dei calciatori che regalano soddisfazioni sportive ogni domenica.
Arrivano allo stadio “Braca” in gruppo, cantando gli inni calcistici più in voga ed incitando la propria squadra, occupano il loro solito spazio ad ovest della tribuna, e continuano a cantare.
Un fenomeno che non si era mai visto in questa città, che sembra crescere e contaminare altri giovani. La conferma che il calcio appassiona, una passione spontanea, genuina. Ci domandiamo sempre quale sia la ragione di questa egemonia culturale del calcio rispetto agli altri sport. Una risposta viene dallo scrittore Pippo Russo: “perché è fatto con i piedi”. E calciare il pallone, dare alla sfera le traiettorie giuste, passaggi, dribbling, rappresentano uno spettacolo nello spettacolo, una magia che crea emozioni, sia nel vederlo che nel praticarlo. Poi se la squadra vince la passione aumenta e con essa, parimenti, l’amarezza della sconfitta, la quale si consola solo con la speranza di una imminente vittoria che cancella la precedente delusione.
È quello che è succede quando si perde, ma i giovani ultras cantano comunque, salutano con il solito affetto la propria squadra, incitano i propri beniamini.
È questa la passione popolare che fa scrivere pagine di racconti dalle quali nascono le leggende.
E qui di leggenda c’è il Torgiano che fra due anni racconterà i suoi primi cento anni.
Una leggenda fatta di nomi, di giovani, di calcio, di un mondo che non c’è più, ma che viene raccontato, un mondo di giovani che non sono più giovani, ma che ricordano i giovani ultras di oggi che cantano: “un giorno all’improvviso m’innamorai di te, il cuore mi batteva non chiedermi perché”. Un tifo rispettoso del sentimento altrui, che non nasce dalla contrapposizione, ma appunto, dalla gioia dello stare insieme, dalla condivisione di un sentimento popolare.
E questo è il calcio, il calcio dilettantistico, il calcio che rappresenta, da un punto di vista identitario, una comunità, un calcio che fa società.
Attilio Gambacorta












