di Emma Pavanelli – Il caso #Rogoredo racconta molto del modo in cui questo governo fa politica: prima gli slogan, poi – forse – i fatti.
Nelle ore successive alla morte di Mansouri, esponenti della maggioranza si sono schierati “senza se e senza ma”, mentre si rilanciavano lo scudo per le forze dell’ordine nel decreto sicurezza presentato come urgente. Poi sono emersi dubbi, incongruenze, nuove ricostruzioni. E il tono è cambiato. Silenzio, distinguo, retromarce.
Il problema è tutto qui: una politica che costruisce la narrazione prima che la verità sia accertata, e che usa ogni episodio per alimentare una linea sempre più securitaria.
Intanto il decreto sicurezza, annunciato come priorità assoluta, è fermo da oltre venti giorni. Prima l’emergenza, poi il cassetto.
La sicurezza non si costruisce con l’impunità preventiva né riducendo le garanzie. Si costruisce con regole chiare, trasparenza e responsabilità.
Perché una cosa deve essere chiara:
non vogliamo il modello ICE in Italia.
Vogliamo uno Stato forte perché rispetta la legge e i diritti, non perché li comprime.











