di Vito Nocera
Temo che a questo punto davvero il Paese rischi una fase di involuzione autoritaria.
Finora si e’ gridato al rinascente fascismo piu’ per propaganda.
Convinti che l’invocazione potesse pagare in consensi.
In realta’ si sapeva benissimo che la premier viaggiava su una linea neocentrista.
Il cuore alle internazionali neoconservatrici e reazionarie, la testa ben incardinata nel solco della politica nostrana ed europea.
Purtroppo questo scenario – mentre si fingeva di strillare al fascismo – lo si e’ sottovalutato, creduto immutabile.
E ci si e’ convinti di fare una opposizione recitata.
Sul piano sociale chiacchiere sempre piu’ distanti dai ceti popolari e dalla loro percezione del reale che intanto involveva.
Su quello politico le piazzate negli scranni parlamentari, come se appunto ci fosse in realta’ poi un solido governo Dc, capace di governare il Paese anche nei suoi impulsi piu’ regressivi e profondi.
Insomma la propaganda appaltata ai salotti buoni del capitalismo italiano.
Gli Elkann, i Cairo, i De Benedetti e i loro organi di comunicazione mainstream che hanno piuttosto irritato e allontanato ancor piu’ i ceti popolari dal centro sinistra.
La sostanza dei programmi declinata con confuse cose eterogenee, senza alcuna visione efficace e unitaria.
Mentre si svolgeva questo giochino intanto il Paese – dentro un quadro complicato del mondo – ribolliva ogni giorno di piu’ dentro le proprie percezioni e contraddizioni.
Si pensi che un leader politico piuttosto apprezzato a sinistra semplifico’, definendo in modo colorito, la discesa in campo di un ex generale che – invece – in pochi mesi si e’ messo alla testa di una spinta di opinione impetuosa, condizionando la postura politica dello stesso governo.
Singolare destino per chi per anni ha gridato alle mucche in corridoio e che quando sono arrivati i tori con le narici fumanti non ha saputo fare altro che sbeffeggiarli.
Mentre il circuito comunicativo addirittura investiva sulla new entry nella speranza politicista e banale che potesse danneggiare il governo e le destre.
E il Paese, le sue viscere profonde, i tanti problemi da cui e’ afflitto?
Nessuno ha pensato che quella vandea avrebbe potuto ingravidarne un corpo gia’ tanto sfilacciato e gravato?
Anche l’approccio su fatti certo gravi, come quelli delle ultime ore, dal gioielliere a Bologna, piu’ che costruire una barriera sociale nei confronti di slittamenti autoritari, rischia di regalare alle destre preoccupazioni e pulsioni.
E perfino l’egemonia sui corpi militari che davvero ormai sembrano pericolosamente inclinare verso destra.
Capolavoro assoluto, politica all’incontrario.
Invece di tentare di disinnescare l’egemonia populista sui ceti popolari.
Sottoporre a critica severa un nuovo capitalismo transnazionale che nella sua tendenza alla centralizzazione e’ sempre piu’ incompatibile con la democrazia
Si e’ creduto che bastasse un po’ di polemica spicciola, qualche vaga proposta e i cartelli esposti nelle aule parlamentari, per costruire l’opposizione.
Senza nemmeno il pensiero di poter mettere mano a temi profondi, per i quali peraltro servono energie, consensi, rapporti di forza, masse di popolo, laiche e cattoliche, e non solo movimenti occasionali e sparuti.
Ovviamente non tutto e’ responsabilità di questa similsinistra sconnessa.
Se non c’e’ corpo sociale difficile organizzare alternative politiche.
E dalla fine del fordismo un’altra struttura sociale non c’e’.
La fine del vecchio movimento operaio ha aperto una voragine.
Era questa l’intuizione di Genova 2001 che si ricorda in questi giorni.
Agganciare la contesa al quadro globale e ai momenti che simboleggiavano il potere con i grandi raduni.
Tra Seattle, Porto Alegre (a proposito da quelle parti c’era anche Diego fianco a fianco con Tony Negri) Napoli e poi Genova.
Si affaccio’ lì in bozzo una nuova composizione di classe, precaria e sociale.
Potente per questo nell’assedio alle zone rosse simbolo del nuovo capitalismo globale.
Ma anche per questo fragile quando si tratto’ di sedimentare alternative piu’ orizzontali.
E in questa difficolta’ il vento e’ cambiato.
Se c’e’ una colpa e’ nel non averlo capito
Piu’ d’uno ha scambiato cio’ che era ormai l’annuncio di vandea per mobilitazione civile.
Gli assedi al parlamento della repubblica con Grillo in canotto e prima ancora l’ultimo atto del cavaliere che per poco non ha riprodotto le monetine di Craxi.
Era gia’ un altro tipo di istanza, la premessa per quelle odierne di pistoleri e generali, ma tanti a sinistra sfilavano convinti di stare facendo la rivoluzione.
E temo che neppure adesso per alcuni sia chiaro.
Ma a questo siamo e non sara’ facile invertire la china.
Certo non con le scelte attuali.
Il quadro e’ così drammatico che perfino una vittoria elettorale non migliorerebbe le cose
Anzi, le destre, libere dalle responsabilità del governo, potrebbero dispiegare tutto il loro potenziale eversivo di massa.
E allora potrebbero essere davvero dolori.
Dunque che fare?
Francamente difficile dirlo.
Se intanto almeno convenissimo che le cose stanno davvero così forse qualche idea potrebbe maturare.
Purtroppo dubito che ci si voglia fermare un attimo a pensare.
E il baratro mi sembra pericolosamente incombente.
Mai prima ho desiderato così tanto di sbagliarmi su tutto.
















