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Liste d’attesa e sanità pubblica in Umbria: UmbriaLeft intervista Rossellina Brasacchio

L’Umbria continua a confrontarsi con nodi strutturali che riguardano liste d’attesa, carenza di personale, difficoltà della medicina territoriale, rapporto tra pubblico e privato convenzionato, esternalizzazioni di servizi e necessità di una nuova programmazione regionale. Temi centrali per cittadini e operatori sanitari, su cui il dibattito resta aperto.

Rossellina Brasacchio, medico anestesista rianimatore in pensione, ha lavorato per decenni all’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia, già Silvestrini. Figura storicamente legata alla sinistra umbra e all’impegno sindacale nella sanità nella CGIL Medici, di cui è stata anche segretaria aziendale, negli ultimi anni è stata attiva nei movimenti civici per la difesa del servizio sanitario pubblico ed è stata candidata nella lista “Perugia per la sanità pubblica” alle elezioni comunali del 2024. Ha partecipato inoltre a iniziative pubbliche sul nuovo Piano sanitario regionale e sul rilancio della sanità umbra. UmbriaLeft l’ha intervistata.

Tu hai lavorato a lungo dentro l’ospedale pubblico: rispetto a qualche decennio fa, qual è il cambiamento più evidente — in positivo o in negativo — che hai visto nella sanità umbra?

Negli anni ’70 avevo scelto di frequentare la facoltà di medicina a Perugia perché si presentava come una delle facoltà più quotate in Italia.
Professore ordinario di Clinica medica era il Prof. Larizza, luminare che fra l’altro ha scritto un testo di clinica medica adottato in quasi tutte le università italiane.
In clinica medica svolgeva la sua professione anche il Prof. Del Favero, farmacologo illuminato.
Nell’arco del tempo l’Ospedale ha acquisito alte specialità ed eccellenze; dalla clinica medica si sono generate nuove specialità:

  • gastro-enterologia
  • oncoematologia
  • trapianto del midollo che gode di un riconoscimento a livello Internazionale sia per la cura che per la ricerca
  • oncologia
    Anche dalla clinica chirurgica si sono generate nuove specialità:
  • chirurgia vascolare
  • chirurgia toracica
  • urologia
  • maxillo-facciale
    E’ stata acquisita la tecnica di chirurgia laparoscopica e robotica; sono inoltre state acquisite
  • la neuroradiologia endovascolare (sezione angiografica)
  • la cardiochirurgia
  • la terapia intensiva neonatale
  • la chirurgia maxillo-facciale
  • la radiologia interventistica vascolare viscerale
    E’ nato il reparto di unità spinale, reparto che prende in carico i pazienti con lesione del midollo in una sezione specifica dedicata.
    Sono stati acquisiti macchinari ad alta tecnologia (TAC, RM, acceleratore nucleare, robotica, adesso obsoleti).
    Tutta questa proliferazione rispondeva a una precisa volontà da parte della Regione, della Dirigenza ospedaliera e dell’Università, di attirare le migliori professionalità e di ampliare l’offerta di prestazioni di alto livello, investendo molto sulla formazione degli specialisti anche attraverso la loro permanenza all’estero.
    L’ospedale riusciva ad essere contemporaneamente ospedale di alta specialità (che favoriva la mobilità in entrata) e ospedale regionale e della città di Perugia.
    L’ospedale di Terni, il secondo ospedale dell’Umbria, è un presidio che esprime alte specialità ed è organizzato in dipartimenti per rispondere ad esigenze mediche, chirurgiche, diagnostiche. Anche l’ospedale di Terni, come quello di Perugia, dovrà godere di un processo di riqualificazione nelle sue funzioni e competenze e di potenziamento attraverso l’ampliamento di dotazione dell’organico e delle strutture tecnologiche e l’incremento della missione di formazione e ricerca, perché il definanziamento complessivo ha coinvolto anche gli ospedali di Terni e la rete ospedaliera di tutta la regione.
    Nel 1992 viene approvato il decreto legge 502/92 che modifica l’impianto pubblico ed universalistico del sistema. Capisaldi del decreto sono razionalizzazione e regionalizzazione. Si introduce anche l’apertura al mercato prevedendo la cessione del monopolio nella gestione del servizio pubblico, si separano le funzioni del finanziamento e della programmazione.
    La trasformazione delle USL ed ospedali in Aziende estromette gli Enti locali dalla gestione e trasferisce poteri e risorse alle Regioni. Nelle nuove aziende guidate dal DG manager si stabilisce il primato dei vincoli di bilancio sull’assistenza: le prestazioni sanitarie erogate in funzione delle risorse esistenti.
    Questo ha comportato una riduzione della risorse utilizzabili, per cui
  1. si sono allungate le liste di attesa,
  2. si è ridotta la qualità dei servizi,
  3. sono state adottate le esternalizzazioni dei servizi (sterilizzazione, pulizie, canarini, …);
  4. c’è stato il blocco del turn-over e dei concorsi a tempo indeterminato con grande sofferenza soprattutto nelle aree critiche (rianimazione, medicina d’urgenza, anestesia, ecc.)

Le liste d’attesa restano una delle principali preoccupazioni dei cittadini umbri: secondo te quali sono le cause vere di questo problema e da dove bisognerebbe partire per ridurle in tempi rapidi? Uno dei punti critici riguarda la carenza di personale: medici, infermieri, tecnici. Come si rende di nuovo attrattivo il lavoro nel servizio sanitario pubblico?

Le liste di attesa sono il risultato di: aziendalizzazione, introduzione del tetto di bilancio, definanziamento progressivo della sanità pubblica, blocco del turn-over e dei concorsi a tempo indeterminato, obsolescenza del patrimonio tecnologico: l’AGENAS ha pubblicato un censimento, ancora attuale, in cui segnala che in Umbria le RM delle strutture pubbliche hanno in media 10 anni di vita, quelle private convenzionate 7,2, quelle private non convenzionate 5,6; le TAC delle strutture pubbliche hanno in media 9,4 anni di vita, quelle private convenzionate 6,7, quelle private non convenzionate 4,5.
Altri motivi sono: emigrazione dei professionisti (medici ed infermieri) con impoverimento della qualità e quantità delle prestazioni. Risultato: il 24% dei pazienti umbri va a curarsi fuori regione, il 10% rinuncia alle cure.
La Regione Umbria ha adottato come misura urgente per contenere il fenomeno il rinnovamento di tutte le convenzioni con le strutture private. Si potrebbe provvedere formulando una proposta di aumento della disponibilità di prestazioni professionali o richiamando temporaneamente personale pensionato, o attraverso incentivi economici straordinari. Questo comunque inciderebbe poco sulla situazione reale.

Si deve affrontare il problema attraverso un processo di riqualificazione complessiva della sanità pubblica con una programmazione a medio-lungo termine che preveda l’abolizione del blocco del turn-over, indire concorsi indeterminato per tutte le figure professionali (è stato indetto un concorso per reclutare 124 infermieri; ma l’OPI(Ordine Professionale Infermieristico) denuncia la carenza per tutta l’Umbria di mille unità. Mentre, per quanto riguarda i medici, la carenza ammonta a 350 unità).
Bisogna qualificare e valorizzare tutte le figure professionali coinvolgendo l’Università per quel che riguarda formazione e ricerca; introdurre incentivi economici utilizzando le quote aggiuntive previste dal contratto nazionale di lavoro e attribuendo incarichi gestionali e di alta specializzazione, come previsto dal CCNL sanità.
E’ importante che la collaborazione tra Regione, Università ed ospedale sia equilibrata, tale da garantire avanzamento della ricerca, formazione delle eccellenze e miglioramento dell’offerta sanitaria.
Bisogna inoltre provvedere al rinnovamento delle attrezzature tecnologiche.

La recente proposta di riforma promossa dal ministro Schillaci punta a ridefinire il ruolo dei medici di base e a sviluppare le Case della Comunità. Secondo te questa impostazione può rafforzare davvero la sanità territoriale in Umbria oppure ci sono criticità da correggere?

La riforma Schillaci, che rivede il ruolo dei medici di famiglia ipotizzando un loro maggiore intervento nella sanità territoriale (case comunità, ospedali di comunità) rischia di mettere in crisi l’intero sistema dei medici di famiglia, che sono un importante presidio di medicina territoriale e godono di un rapporto di fiducia con i loro pazienti.
La presenza di medici di medicina generale ha contribuito a delineare la capillarità del sistema sanitario nazionale.
E’ grave che la riforma sia nata senza nessun confronto con le parti sociali. E’ importante l’apertura di un tavolo tecnico, in cui le scelte strutturali siano discusse con gli attori istituzionali e professionali prima e non dopo l’adozione del provvedimento, che dovrà garantire la tutela della capillarità.
I medici denunciano che il doppio binario tra medici dipendenti e convenzionati generi confusione; inoltre denunciano che i nuovi obblighi organizzativi e contrattuali non sarebbero più liberi professionisti ma pagati ad obiettivi senza tutele come malattia, maternità e infortuni sul lavoro.
E’ condivisibile che l’obiettivo di rendere attive le case di comunità prima dello scadere del PNRR, ma il problema non può essere risolto intervenendo sull’assetto organizzativo dei medici di famiglia perché il problema è la carenza di medici che dovrebbero operare nelle case di comunità e negli ospedali di comunità.

I consultori pubblici hanno rappresentato per anni un presidio fondamentale di prevenzione, tutela della maternità e servizi per i giovani. Oggi qual è, secondo te, lo stato di salute dei consultori in Umbria e che cosa servirebbe per rilanciarli davvero sul territorio?

consultori hanno rappresentato per intere generazioni uno spazio aperto di confronto, una conquista per la libera scelta della maternità, della contraccezione, la gestione della gravidanza, per conoscere il proprio corpo e parlare di sessualità. Un luogo pubblico in cui si è lavorato in équipe multidisciplinare per prevenzione, promozione della salute globale, integrando gli aspetti sociali, sanitari, psicologici e relazionali con attività di tipo ambulatoriale (visite ginecologiche ed ostetriche), per la salute dell’apparato riproduttivo, lo screening dei tumori della salute uterina, la tutela ed il monitoraggio della gravidanza, puerperio ed allattamento.
Ma negli ultimi anni, già in era pre-covid, il generale declino del Sistema sanitario pubblico ha coinvolto pesantemente anche i consultori della mostra regione. Si sono ridotti di numero e nelle loro funzioni.
Oggi diventa importante ricostruire una rete capillare ed adeguata, raggiungere lo standard del DM77 (un consultorio ogni 20.000-35.000 abitanti); ripristinare le équipe multidisciplinari; rilanciare l’educazione affettiva e sessuale nella scuola; tutelare i diritti sessuali e riproduttivi; offrire contraccezione gratuita; attuare pienamente la legge 1947/78; garantire la prescrizione dell’RU486, farmaco che permette l’interruzione farmacologica della gravidanza fino alla nona settimana: l’RU486 è stata un’importante conquista scientifica per la salute delle donne che non sono più costrette a sottoporsi a intervento chirurgico, che fra l’altro costa 1.000 € rispetto ai 300 circa del farmaco.
In Italia il farmaco è stato introdotto con una determinazione dell’AIFA (det. 14 del 2009) che ne prevede la prescrizione anche in regime ambulatoriale, presso consultori, strutture pubbliche autorizzate dalla Regione.

Se oggi dovessi indicare tre priorità assolute per il nuovo Piano sanitario regionale dell’Umbria, quali sceglieresti e perché?

  1. Programmare subito un piano di rientro nella sanità pubblica di tutte le prestazioni affidate al privato tramite convenzioni ed accreditamenti, anche perché, come dice il Prof. Crisanti, i pazienti più a rischio con patologie complesse che comportano alti costi di interventi e cure vengono rinviati dal privato agli ospedali pubblici; così per il privato è stato creato un mercato senza rischio di impresa.
    Bisogna razionalizzare e riorganizzare la rete ospedaliera definendo le funzioni dei vari presidi ospedalieri: ospedali delle aree disagiate, ospedali di base, ospedali di primo e di secondo livello, tenendo conto dei volumi e dell’appropriatezza dei ricoveri e della domanda assistenziale. Gli ospedali di Perugia e Terni dovranno continuare a qualificarsi come ospedali di alta specialità; gli ospedali di primo livello (città di Castello, Foligno) dovranno qualificarsi nelle loro attività di chirurgia minore e di media complessità , medicina specialistica. Il 43% della spesa per la mobilità in uscita dalla regione riguarda la chirurgia ortopedica e protesica. L’ospedale di Perugia non opera nel campo della chirurgia della spalla, che viene offerta agli Umbri da un clinica privata. E’ importante che questa specialità venga acquisita dall’ospedale pubblico, dotando un ospedale di base o di primo livello di un reparto ortopedico che garantisca questa specialità.
    Ma soprattutto bisogna contrastare tentativi di privatizzazione della sanità pubblica come previsto dalla proposta Bandecchi che propone l’attivazione di un project financing.
  2. Utilizzare i fondi del PNRR per rafforzare i servizi territoriali regionali istituendo le case di comunità (una ogni 50.000 abitanti) che hanno il compito di garantire un’assistenza medica 24 ore su 24, 7 giorni su 7, erogata da un’équipe multidisciplinare come previsto dal DM77/2022, e ospedali di comunità (uno ogni 100.000 abitanti), perché questa è una grande occasione per rafforzare la prossimità delle cure.
    Vanno inoltre potenziati e portati a compimento i progetti in corso per la realizzazione del fascicolo sanitario elettronico e della cartella clinica digitalizzata per una maggiore accessibilità a tutte le informazioni sullo stato di salute del cittadino, a disposizione tanto del soggetto interessato che del personale sanitario chiamato ad intervenire
  3. Bisogna prestare particolare attenzione alla salute mentale: il disagio psicologico è aumentato per tutte le età, e soprattutto negli adolescenti; quindi è necessario riattivare i Centri di salute mentale, dotarli di tutte le figure professionali per garantire una prevenzione primaria ed una diagnosi precoce. Il tutto presuppone l’assunzione di figure professionali adeguate, Bisogna prestare particolare attenzione alla salute mentale: il disagio psicologico è aumentato per tutte le età, e soprattutto negli adolescenti; quindi è necessario riattivare i Centri di salute mentale, dotarli di tutte le figure professionali per garantire una prevenzione primaria ed una diagnosi precoce.